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Vive a Modena, dove è nato nel 1951 – Ha lavorato come insegnante all’Istituto Tecnico Enrico Fermi di Modena. Diplomato in regia cinematografica nel 1981 presso il “Centre de formation au cinema direct” di Parigi, presieduto da Jean Rouch, si è dedicato alla realizzazione di numerosi documentari e spettacoli teatrali fra i quali diversi musical (Jesus Christ Superstar, Cats, Hair, Il Re leone). Da giornalista scrive periodicamente sul settimanale Tempo edito anche on-line da Radiobruno (Carpi- Modena).
Con molta onestà, un certo coraggio e indipendenza, una istituzione non certo sospetta di sinistrismo radicale, davanti al mondo intero, mostra i due volti del fascismo e del razzismo di ieri e di oggi premiando due film che testimoniano la violenza del potere. La statunitense Academy of Motion Picture Arts and Sciences, nata nel 1927, assegna un importante Oscar, come miglior film internazionale, al brasiliano Io sono ancora qui, di Walter Salles, già presentato in concorso a Venezia 81, dove aveva guadagnato l’Osella d’oro per la miglior sceneggiatura. E penso che la scrittura di Heitor Lorega e Maurilio Hauser abbia giocato un ruolo importante nell’ottima riuscita del racconto cinematografico. Perché mettere in scena un libro di memoria famigliare vuol dire calarsi nella storia e nella vita di una persona, di una famiglia, in questo caso colpita da un evento straziante e costretta a viverne ogni giorno il dolore e il ricordo. Naturalmente il merito va esteso al regista e agli interpreti. Un film è un prodotto corale e qui si respira una intenzione comune e un impegno collettivo, intensi e riconoscibilissimi. L’autore ci informa che il libro di memorie di Marcelo Rubens Paiva del 2015 che ha lo stesso titolo (edito in Italia da La nuova frontiera - 2025) lo ha molto commosso, e ancor di più perché conosceva la famiglia Paiva ed era amico di Marcelo e degli altri figli del rapito. Il film racconta infatti dell’ex-deputato Rubens Paiva, che vive a Rio de Janeiro con la moglie Eunice Facciolla e i cinque figli. Nel 1971, la figlia maggiore, studentessa universitaria, è un’attivista del movimento studentesco e prudentemente viene mandata a studiare in Europa per proteggerla. Sarà invece il padre, che in incognito sostiene anche finanziariamente l’opposizione al regime, ad essere sequestrato dalla polizia della dittatura. Subito dopo la moglie viene arrestata ma fortunatamente rilasciata dopo poco. E qui comincia la sua lotta per riavere il marito e continuare ad occuparsi della famiglia, adesso in peggiori condizioni economiche. Ottenuta la conferma che Rubens è stato assassinato trasloca la famiglia a S. Paolo dove riprende gli studi e, laureata, diventa un’attivista dei diritti umani. Solo parecchi anni dopo di ricerche e insistenze della donna, lo Stato certifica la morte del deputato, ammettendone indirettamente la responsabilità. Fernanda Torres, incarna Eunice esaltandone l’indole instancabile e fiera, prudente e coraggiosa, dal corpo esile e tremante, con sul volto occhi profondi decisi a non abbassare mai lo sguardo, e un sorriso amaro di chi che assapora una magra vittoria, tardiva, vana per lei, ma non inutile per i brasiliani, né per tutti i popoli in lotta contro le dittature.
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