
In questi giorni il Messico è sconvolto dall’ennesimo orrore: un gruppo di parenti di giovani che nel corso degli ultimi anni sono spariti nel nulla ha scoperto che nel rancho Izaguirre dello Stato di Jalisco, nella zona centrale del Paese, sono stati tenuti prigionieri, torturati e massacrati centinaia, forse migliaia di ragazze e ragazzi. A quanto si sa, il rancho è stato per anni un centro di reclutamento e di addestramento del Cartello di narcotrafficanti “Jalisco – Nueva generación”, uno dei più potenti ed efferati del Paese; ma risulta impossibile credere che le autorità statali, la polizia e l’esercito fossero all’oscuro di quanto avveniva in quel rettangolo di terra maledetta. I parenti delle vittime, portati fin lì da voci e testimonianze di persone che sono riuscite a salvarsi, hanno scavato un po’ a caso all’interno della proprietà, trovando quasi subito molti resti umani sepolti alla bell’e meglio in diverse fosse comuni. Hanno trovato anche effetti personali (pantaloni, magliette, camicie, scarpe, zaini, cappelli, medicine, libri, agende, lettere, borse etc.) e, orrore nell’orrore, hanno ricostruito l’esistenza di forni o spazi crematori, in cui i narcotrafficanti bruciavano i resti di chi rifiutava di collaborare, ovvero di essere addestrato per uccidere, torturare, violentare, fare a pezzi, squartare.
Al momento non è chiaro come si svilupperanno le indagini, ovvero se sarà possibile ricostruire la catena di omertà, corruzione, collusione, complicità su cui i narcotrafficanti hanno contato per continuare indisturbati le torture e lo sterminio.
Naturalmente, ora tutti condannano quanto è successo – in questo rancho dell’orrore come in molti altri luoghi del Messico di cui si sa poco o nulla, anche perché chi cerca, documenta e denuncia finisce molto spesso per essere a sua volta zittito per sempre dai trafficanti o dai loro padrini politici -; ma questa storia ricorda un altro caso famoso e mai chiarito, quello dei 43 studenti di Ayotzinapa, nello Stato di Guerrero, anche loro spariti nel nulla nel settembre 2014, ma certamente assassinati brutalmente con la complicità della polizia, dell’esercito e di qualche cacicco locale. Su quei 43 studenti il poeta David Huerta (1949-2022), dietro invito dell’artista Francisco Toledo (1940-2019), ha scritto una poesia che traduciamo e pubblichiamo – come un abbraccio alle famiglie che stanno ancora cercando i loro cari, e un doloroso, lacrimato e implacato ricordo delle vittime.
David Huerta
Ayotzinapa

Mordiamo l’ombra
E nell’ombra
Appaiono i morti
Come luci e frutti
Come coppe di sangue
Come pietre d’abisso
Come rami e fronde
Di dolci viscere
I morti hanno mani
Essudate d’angoscia
E i gesti piegati
Nel sudario del vento
I morti hanno in loro
Un dolore insaziabile
Questo è il Paese delle fosse
Signore e signori
Questo è il Paese degli ululati
Questo è il Paese dei bambini in fiamme
Questo è il Paese delle donne martirizzate
Questo è il Paese che esisteva appena, ieri
E adesso non si sa dove cercarlo
Ci perdiamo in boccate
Di maledetto zolfo
E in falò che devastano
Abbiamo gli occhi aperti
E negli occhi le lame
Di cristalli appuntiti
Cerchiamo di dare
Le nostre mani vive
Ai morti e agli spariti
Ma loro se ne vanno e ci abbandonano
Con gesti d’infinita lontananza
Il pane si brucia
I volti si bruciano strappati
Dalla vita e non ci sono più mani
Né volti
Né Paese
C’è soltanto un vibrare
Ingrossato di lacrime
Un lungo grido
In cui siamo confusi
Noi vivi con i morti
Chi legga questo sappia
Che fu lanciato al mare di fumo
Delle città
Come un segnale dello spirito rotto
Chi legga questo sappia anche
Che nonostante tutto
I morti non sono andati via
Che non sono spariti
Che la magia dei morti
È nell’alba e il cucchiaio
Nei piedi e nei campi di mais
Nei disegni e nel fiume
Diamo a questa magia
L’argento temperato
Della brezza
Riconsegniamo ai morti
Ai nostri morti giovani
Il pane del cielo
La spiga delle acque
Lo splendore di tutte le tristezze
Il biancore della nostra condanna
L’oblio del mondo
E la memoria che si spezza
Di tutti noi i vivi
Adesso è meglio stare zitti
Fratelli
E aprire mani e mente
Per poter raccogliere dal suolo maledetto
I cuori fatti a pezzi
Di tutti quelli che sono
E di tutti
Quelli che sono stati
2 novembre 2014, Oaxaca
(scritto su invito di Francisco Toledo)

Lascia un commento