Il disco leggenda


The Freewheelin’ Bob Dylan è un disco leggendario, come leggendaria è la copertina che immortala Dylan e Suze Rotolo. Tra i due la burrascosa e fondamentale storia d’amore durò circa tre anni, dal 29 luglio 1961 al marzo 1964, a New York. Perugia fu ilcurioso e ormai noto spartiacque di una crisi già nell’aria. Seguiamo in sintesi le tappe riassunte nel prezioso libro di Francesco Donadio Freewheelin’ in Rome. La Vera storia della prima volta di Bob Dylan in Italia (Arcana, 2022). Suze arriva in nave in Europa il 16 giugno 1962, lasciando un Dylan triste e in disaccordo. A inizio luglio è a Perugia, all’Università per Stranieri. Dopo i primi giorni malinconici si ambienta, fa amicizie; in agosto va a Siena e poi a Roma con l’amica Janet; a settembre inizia il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti; conosce sicuramente il futuro marito Enzo Bartoccioli, operaio alla Perugina. Quando Dylan viene in Europa per registrare uno sceneggiato BBC a Londra, non sa che Suze è già partita per tornare a New York: è dicembre. Il 5 gennaio 1963 Dylan arriva a Roma per cercare Suze, chiede notizie ad altri americani della capitale e, forse la sera stessa, va a Perugia ma non può vederla.
In vari articoli web locali si continua a scrivere che Dylan arrivò a Perugia con un mazzo di rose rosse, che visitò la città con Suze e addirittura prese una stanza alla Conca per alcuni giorni. Ma quando, se il 10 gennaio è di nuovo a Londra e quasi sicuramente il 7 è a Roma dove canta il suo mito Odetta? E Suze è altrove? I due si
rivedranno, certo, ma a New York, dove a febbraio vengono immortalati sotto casa nella foto diventata leggenda. Come sappiamo, Suze tornerà a Perugia altre volte, restando in contatto con Enzo Bartoccioli, “odiatissimo” da Dylan in una poesia rimasta un po’ nel cassetto; nel 1967 il legame con Enzo si consolida fino al matrimonio di dicembre. La storia, anche dolorosa, con Dylan è già finita tre anni prima, e a tutti i biografi della star non risulta altra tappa a Perugia prima del 25 luglio 2001, al Santa Giuliana. In attesa che qualcuno provi a trasformare la leggenda in una realtà supportata da dati certi, consiglio di recuperare la lettura di questo libro di Donadio: per chi interessato alla vicenda, è avvincente come un romanzo, documentato come un saggio storico, struggente come ogni storia perduta. E restituisce il giusto peso delle sorelle Suze e Carla Rotolo, scomparse da alcuni anni, nella formazione civile, culturale e politica di Bob Dylan.

Le sorelle Rotolo
Quando il futuro premio Nobel arriva a New York dal Minnesota, le donne della famiglia Rotolo (la madre Mary Pezzati, le figlie Carla e Suze – il padre è morto da tempo) hanno già un loro background politico-culturale. Mary proviene dalla working class ed è sempre stata un’attivista del Partito Comunista USA, dunque molto controllata dai servizi FBI; le figlie respirano l’aria fresca e ribelle del Greenwich Village, seguono gli artisti e leggono tanti libri; in special modo Carla, la maggiore, si occupa della controcultura indigena, del folk e di altro. La scintilla fra Bob e la diciassettenne Suze è immediata, con Carla che vigila e la madre assai contraria alla relazione della figlia con un perdigiorno che pensa a cantare, suonare chitarra e armonica, non disdegnando marijuana e sbronze. Dylan, geniale ed egocentrico, fa la sua strada in totale libertà e Suze col tempo comincia a soffrire il proprio ruolo di musa e di ombra. In questo senso, l’avventura in Europa già progettata con la madre è sofferta ma diventa anche un viaggio verso la riappropriazione del sé, in una terra che è all’origine della famiglia. La frattura con Dylan però si consuma nel tempo, tra il 1963 e il 1964, dopo un aborto tenuto a lungo segreto e con la crescente affermazione di Bob, ormai lanciatissimo nel cielo stellato della musica. Come sappiamo, Suze gli preferirà un operaio della Perugina di fede comunista e rimarrà in Umbria dal 1967 al 1972, iniziando una quarantennale e solida storia d’amore con Enzo Bartoccioli, che dovrà licenziarsi per seguire la moglie a New York e “riciclarsi” facendo montaggio e lavorando a film scollacciati di bassa categoria, prima di entrare con lo stesso ruolo alle Nazioni Unite. I due, insieme al figlio Luca, torneranno a Perugia quasi ogni anno, perché lì Enzo ritrova i vecchi amici come Francesco Mandarini, politico locale, e soprattutto l’anziana madre.

Suze Rotolo e Bob Dylan

Carla, la sorella “più assennata” e probabilmente meno fortunata in amore (il suo matrimonio con un artista venezuelano durerà meno di tre anni), alla fine degli anni Ottanta finirà per trasferirsi in Sardegna, a Santa Teresa di Gallura, dove vive l’anziana madre con il terzo marito. E lì rimarrà fino alla morte (2014), mantenendo sempre attivo il suo impegno per un mondo migliore, più giusto e meno inquinato. I suoi resti riposano in terra sarda, in un piccolo cimitero battuto dal vento. Suze è morta invece di cancro ai polmoni, come la madre, nel 2011, dopo aver lasciato ai posteri un suo memoir, A Freewheelin Time. Sulla strada di Bob Dylan. Memorie dal Greenwich Village, tradotto e pubblicato da Caissa in Italia nel 2017. Figlio e marito sono rimasti a New York. Enzo oggi ha 84 anni e pare stanco di rispondere ai vari biografi di Bob Dylan che gli chiedono di Suze e della intricata storia giovanile. Magari vorrebbe che gli chiedessero della sua storia con la moglie americana, che ha fatto la disegnatrice e l’insegnante e ha sempre fuggito i riflettori, voltando le spalle al ruolo di ancella e musa ispiratrice di un genio a modo suo innamorato.

Carla Rotolo

Il libro di Francesco Donadio, frutto di lunghe ricerche e supportato da interviste e dichiarazioni di testimoni e parenti, fa emergere dall’ombra queste due donne coraggiose e straordinariamente coerenti. Perché la storia non è solo patrimonio delle stelle più illuminate.

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