
…alcuni considerano questo modo di vedere. Cioè il focalizzarsi intensamente su dettagli minori come la polvere sulla scrivania oppure una cacca di mosca su un dipinto, come l’unico modo per raggiungere le verità o la definitiva dimostrazione che una verità esiste.
Così ragiona l’io narrante di questo romanzo, al centro delle pagine che lo contengono. Il dettaglio sta nella coincidenza della morte per stupro di una giovane beduina palestinese con la nascita, a distanza di venticinque anni, della ragazza che si spinge nel deserto sulle tracce di questa storia.
Nel 1949 una ricognizione nel sud del Negev aveva portato alla cattura di una giovane che divenne preda dei soldati israeliani, stuprata, uccisa infine e sepolta nella sabbia. Il comandante, in preda a un avvelenamento da insetto, compie gesti rigorosi, patologicamente rigorosi: riordina, si lava, comanda, guida, spende parole motivanti: “Non dobbiamo mai smettere di concentrare tutte le nostre forze e la nostra determinazione nella costruzione di questo nostro stato nascente, nella sua difesa e salvaguardia per le generazioni future… In questa zona arida verranno avviati progetti agricoli e industriali… dobbiamo prima schiacciare i nostri peggiori nemici, quelli più feroci e perniciosi… stiamo compiendo una missione…” e compie e fa compiere il più efferato dei delitti.
Anche la ragazza palestinese che vive nello spazio delimitato dai checkpoints e segnato dalle ore di coprifuoco, spesso riordina la sua casa, aggiusta, mette le tende, e raggiunge il suo ‘nuovo lavoro’, quasi non facendo più caso alle interruzioni per i controlli, agli edifici circondati dai militari, alla necessità di entrare in ufficio da porte secondarie. È lei che decide, fuori da ogni logica, di uscire, alla ricerca del luogo in cui è stata assassinata la giovane beduina il 13 agosto, giorno della sua nascita un quarto di secolo dopo.
Si muove nei luoghi ascoltandone il rumore, immergendosi nel loro odore e descrivendo con meticolosa attenzione ogni minuscolo dettaglio, dominando i brividi con assurde gomme da masticare e cercando in ogni traccia un segno da decifrare.
La conclusione lascia attoniti e riporta al presente, alla difficile strada della comprensione dei dettagli, alla loro lettura, all’inadeguatezza delle soluzioni come l’anziana donna che “si volta dirigendosi con calma sul lato sinistro verso un sentiero di sabbia la cui presenza nessuno, tra quelli che percorrono le strade asfaltate, potrebbe notare e neppure immaginare che porti da qualche parte”.
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